domenica 19 dicembre 2010

Kobe beef ovvero la bistecca più buona del mondo




Tempo di preparazione: 4 anni
Difficoltà: leggendaria
Segreto: massaggio ai glutei

Che tipo di paradiso si immaginano le mucche? Prati coltivati a pascolo e frumento, spazi sconfinati, esperti di shiatsu che gli massaggiano le chiappe. Aperitivi a base di violette e sakè ascoltando musica sinfonica del 1700.
Di sicuro, il paradiso in terra delle vacche è a Kobe, Prefettura di Hyogo, Giappone. Qui viene prodotta la bistecca più buona del mondo. Il bestiame di tajima nasce nella prefettura di Hyogo, pesa al massimo 470 kg ed è o una vacca vergine o un toro castrato. Fin qui niente di straordinario o di eccezionalmente superiore ad una Chianina nostrana od un Angus argentino. La differenza la fa la leggenda. Pare che il manzo di Kobe sia alimentato a frumento e birra o sakè. E poi, la leggenda delle leggende dice che esperti maestri Zen si preoccupino di massaggiare a mano i glutei dei manzi di Kobe. Lo scenario è quindi quello di vacche alticce che perdono il loro sguardo bovino verso sconfinate praterie mentre ascoltano musica rilassante e sognano un mondo uguale a loro. Il risultato è una carne estremamente tenera, attraversata da venature di grasso bianco saporitissimo.
Viene preparata su piastre direttamente al tavolo e servita in cubetti molto al sangue. La consistenza è burrosa, il sapore è qualcosa di completamente diverso da qualunque altra carne abbiate mai mangiato.
Forse è veramente la bistecca più buona del mondo, di sicuro è la più costosa. In Giappone, potete comprarla dal macellaio alla modica cifra di 250 euro al kilo, circa due volte e mezza il prezzo dell'aragosta, 5 volte il manzo danese e 60 volte le bistecche di collo di maiale. Al ristorante in Giappone, potete pagarla qualsiasi cifra. Ho visto proposte di 70 euro per una "bistecca" di 50 grammi, tanto per dire. Assaporatela lentamente, datele il tempo di squagliarsi tra le vostre fauci, come una caramella mou, come una fruti joy.

 
Consiglio del Sommelier: se volete attenervi alla tradizione, dovreste pasteggiare con del sakè freddo o della birra giapponese, tipo Asahi o Sapporo, cioè quello che ha bevuto in vita il vostro pasto. Oppure dateci dentro con un vino rosso d'importazione e se proprio volete fare il pasto della vostra vita, allora svenatevi e bevetevi un Grands Crus di Bordeaux, i più grandi vini del mondo. Magari non un Premier Crus, per il quale potrebbe servire un mutuo (Lafitte, Mouton-Rothshild ecc.), ma un Second Crus si potrebbe fare, un Lascombe, un Rauzan-Sègla oppure un Pichon Longueville. Alternativamente, andrà benissimo un Chianti classico o un Cosmano. Ovvio che il manzo di Kobe si deve magiare solo al miglior ristorante di Kobe, quindi la carta dei vini potrebbe non accontentare tutte le vostre aspettative.
Enjoy!

7 commenti:

  1. Mentre preparo un minestrone (forse non dovrei dirtelo!)cerco ispirazione per la cena di stasera leggendo i tuoi ultimi interventi: veramente notevole questo sul kobe beef, complimenti! Ma tu viaggi molto?
    p.s. un po' mi dispiace per i sogni infranti delle mucche!
    Lidia

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  2. Lidia, bentornata!
    Sono un gastronauta, quando viaggio mangio. È un modo come un altro per approfondire culture, tradizioni e usanze diverse dalle nostre, ovvio. Basta avere l'inclinazione.

    Ciao e a presto

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  3. l'operazione massaggio.Non monaci zen,ma nerboruti e tracagni "schiavi addetti",con incessante e vigoroso movimento rotatorio apparivano intenti a palpare,strizzare ed accarezzare i quarti delle creature oggetto delle loro attenzioni ,che sembravano apprezzare non poco cotanta generosa dedizione,felici ed ignare del destino che le attendeva.

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  4. Un mio recente commento risulta privato della premessa.La scena sui massaggiatori di Kobe,descritta nel frammento superstite del testo completo,è tratta dal film documentario MONDO CANE di Gualtiero Jacopetti in cui si svariava su stranezze,assurdi ed inimmaginabili usi e costumi in giro per il mondo.Marcello

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  5. ascorta ciccia la bistecca bona te la fo sentire io... vieni vai a firenze ti si fa sentire come glè

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